Le castagne tornano alla ribalta dopo il loro rischio di estinzione.

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Dopo aver rischiato di scomparire, le castagne italiane tornano alla ribalta con un raccolto stimato dalla Coldiretti superiore ai 30 milioni di chilogrammi, facendo registrare un significativo aumento dell'80% rispetto allo scorso quinquennio, quando era stato raggiunto il minimo storico di 18 milioni di Kg, a causa di un "insetto killer", il Cinipide Galligeno del Castagno, parassita originario della Cina che per diversi anni aveva infestato gran parte del patrimonio boschivo italiano, provocando nelle piante la comparsa di galle, ovvero deformazioni ed ingrossamenti di varie forme e dimensioni delle gemme che impedivano la formazione dei frutti e, di conseguenza, la loro raccolta. 

Contro questo potente insetto è stata avviata in tutto il Paese un'intensa lotta biologica diffondendo sui castagni infetti un insetto antagonista il "Torymis Sinesis", che ha contribuito a ridurre la popolazione di questo patogeno. 

Nonostante in alcune zone d'Italia abbia pesato negativamente l'andamento climatico eccessivamente piovoso, quest'anno tutto sommato per le castagne è stata una stagione positiva sia in quantità, che in qualità. Complessivamente si è registrata una netta ripresa dello stato di salute di quello che Giovanni Pascoli definiva "l'italico albero del pane", diventato negli anni il simbolo dell'autunno nei libri di scuola di molteplici generazioni di studenti.

Anche se siamo tuttavia lontani dai fasti del passato, con la ripresa della produzione nazionale sono calate le importazioni ma, nonostante questo, permane ancora il rischio di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne di origine straniera provenienti dalla Turchia, dalla Spagna, dal Portogallo e dalla Grecia. Infatti, secondo recenti dati diffusi nei giorni scorsi sempre dalla Coldiretti, lo scorso anno il nostro Paese ha importato oltre 21 milioni di castagne, spacciate spesso per italiane, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai produttori.

Ma nonostante ciò, gli alberi di castagno continuano a rivestire un ruolo fondamentale non solo per la produzione di frutti e di ottima legna, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell'assetto ambientale e idrogeologico italiano. Non c'è ombra di dubbio che la bellezza dei boschi con presenza di castagni centenari, contribuisca a rendere maggiormente fruibili tali luoghi anche per scopi turistici e di puro divertimento. 

Castagne e vino: il connubio perfetto per le serate d'autunno.

Come vi abbiamo già precedentemente raccontato, all'inizio del secolo scorso le castagne venivano definite "il pane dei poveri" in quanto erano la fonte di sostentamento principale per migliaia di persone che non potevano permettersi il lusso di mangiare altro per riempire la loro pancia affamata. Oggi, per fortuna, la situazione è cambiata: le castagne sono diventate una vera e propria prelibatezza e, di conseguenza, il loro prezzo ha contribuito a consacrarle come tali sul mercato. 

Proprio per poterle gustare al meglio godendo appieno delle loro proprietà benefiche, vi siete mai chiesti con quale bevanda si abbinano meglio? Ovviamente la risposta è con un buon bicchiere di vino rosso che aiuta a ripulire la vostra cavità orale dalla pastosità tipica di questo frutto. 

Certamente nelle vostre tavole con le caldarroste non può proprio mancare una bottiglia del nostro Selvarech 2013 Uvaggio Bacche Rosse, un vino dal profumo intenso, giovane e fresco, in cui dominano piccoli frutti rossi come lampone, ribes e fragola. 

Se vi è già venuta voglia di degustarlo, vi ricordiamo che potete sempre ordinare in qualsiasi momento della giornata un cartone speciale di questo vino delle Dolomiti Bellunesi, acquistandolo direttamente nel nostro sito web, per riceverlo comodamente a casa vostra nel giro di pochi giorni. 

 

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Il nostro Pinot Nero fa impazzire i cinesi.

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Lo chef stellato Graziano Prest, patron del ristorante Tivoli di Cortina D'Ampezzo, che propone da oltre vent'anni ad una clientela particolarmente esigente e raffinata menù della tradizione veneta rivisitati e rielaborati con sapiente creatività e fantasia, utilizzando i prodotti d'eccellenza del territorio delle Dolomiti Bellunesi come i fagioli IGT di Lamon, i funghi del Cadore, l'Agnello dell'Alpago oppure il pesce fresco dei vicini mercati ittici di Venezia e Chioggia, ha recentemente allestito e curato una cena di gala a Palazzo Labia, in occasione della 75esima edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia

Un importante evento enogastronomico in cui ha scelto di proporre, ad accompagnamento di uno dei suoi piatti, il nostro vino IGT Vigneti delle Dolomiti "Pinot Nero annata 2012 - Raffinatezza ed Eleganza. 

La cena di gala.

La cena di gala in onore di un gruppo di imprenditori cinesi è una tradizione che persiste ormai da più di tre anni. Nella prima edizione la cornice era quella della vecchia fonderia di Murano, mentre quest'anno la location era ancora più esclusiva e d'eccellenza, ossia quella di Palazzo Labia, attuale sede della RAI di Venezia

L'appuntamento enogastronomico dedicato in particolar modo a un produttore cinematografico cinese che presto andrà in pensione, e che tra i suoi primi film aveva prodotto "Marco Polo", è stato abilmente impostato dalo Che sulla preparazione di un menù incentrato su piatti relativi a illustri personaggi storici che a Venezia erano di casa come lo scrittore Hemingway e Casanova.

Proprio per mantenere un contesto di regionalità, Graziano Prest ha deciso di servire in tavola il nostro pluripremiato Pinot Nero che, fin da subito, ha riscosso un notevole successo ed apprezzamento da parte di questo noto produttore cinese, a tal punto che i dirigenti RAI presenti all'evento hanno pensato di fargli recapitare dodici bottiglie di questo nostro pregiato vino di alta qualità prodotto a Vignui di Feltre, nel cuore del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

Questa è l'ennesima dimostrazione che il vino bellunese sta conquistando sempre più nuovi mercati e che le cose fatte con il cuore, serietà e conoscenza, stanno pian piano emergendo non solo nel nostro bel Paese, ma anche e soprattutto all'estero. 

 

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Sappada: delizie gourmet con gli chef stellati delle Dolomiti Bellunesi.

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Dopo il successo delle precedenti edizioni sul passo Giau e sul Monte Dolada, anche quest'anno la prestigiosa squadra di Chef stellati delle Dolomiti Bellunesi, si è riunita a Sappada (Belluno) per organizzare un vero e proprio pic-nic d'autore sulle sponde del laghetto Ziegelhutte, un suggestivo specchio d'acqua incastonato tra la natura del Bosco Digola, abbracciato dalle incantevoli cime delle Dolomiti. 

A questa importante rassegna enogastronomica hanno aderito gli undici ristoranti del Circuito AltoGusto La Grande Cucina delle Dolomiti Bellunesi: i sei stellati (Dolada, Tivoli, Aga, Al Capriolo, Laite, San Lorenzo) e le altre attività pluripremiate da tutte le guide (Mondschein, Al Borgo, Da Aurelio, Baita Fraina, Alle Codole) che hanno saputo incantare e deliziare con arte e fantasia gli invitati, proponendo undici sfiziose portate realizzate con prodotti tipici della cucina veneta, in grado di richiamare alla memoria i gusti e i sapori delle nostre terre di montagna, abbinate alla degustazione di pregiati vini di alta qualità provenienti da aziende agricole d'eccellenza, tra cui Pian delle Vette Cantina di Montagna con il suo Pinot Nero annata 2012 - Raffinatezza ed Eleganza, che ha accompagnato in tavola il maialino da latte cotto come una volta nell'orzo, servito con purè di fagioli di Lamon, salsa krèn e crescione, preparato dai ristoratori della Baita Fraina di Cortina d'Ampezzo, che è riuscito a sorprendere e a deliziare le papille gustative dei commensali presenti, per il suo gusto intenso e persistente adagiato su note di freschezza e sapidità.

Anche la partecipazione a questo evento, si è rivelata un'occasione importante per promuovere e valorizzare le eccellenze enogastronomiche delle Dolomiti Bellunesi, continuando ad ottenere ottimi risultati che ci lasciano sempre a bocca aperta per i feedback che riceviamo sia dalle persone comuni, sia dai tanti appassionati del buon cibo e vino. 

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La Locanda Solagna riapre puntando sulla riscoperta dei sapori tipici locali.

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Sabato 30 giugno la Locanda Solagna, presente a Quero - Vas dal 1956, ha riaperto le sue porte grazie al sogno portato avanti dal giovane imprenditore Andrea Riboni pronto ad accogliere l'eredità del noto locale del Basso Feltrino, proiettato verso la pianura ma con i piedi ben piantati tra le incantevoli montagne delle Dolomiti Bellunesi. 

Dopo un periodo di chiusura dovuto ai lavori di restyling di questa storica location, oggi la Locanda Solagna si presenta al pubblico con una nuova veste più moderna e rinnovata sia dal punto di vista architettonico, sia per quanto riguarda il menù della cucina.

La scelta dei nuovi materiali e dello stile dato agli spazi, richiamano a colpo d'occhio un forte attaccamento al nostro territorio dolomitico. Certamente la Valbelluna la si ritrova sui muri e nel pavimento, mentre nelle sale si può respirare l'aria di montagna camminando su pietre locali circondate dal legno delle foreste del Cansiglio.

I componenti d'arredo sono stati realizzati utilizzando legno di rovere, castagno e larice, mentre le pietre provengono dalle zone di Bassano del Grappa e di Castellavazzo. Anche il ferro non poteva mancare con un tributo speciale al maestro Carlo Rizzarda.

La nuova gestione punta a diffondere la cultura del buon cibo abbinato alla scelta di vini di alta qualità, facendo riscoprire i prodotti tipici della cucina locale e nazionale, oltre ai presidi Slow Food.

Anche nella scelta dei vini per il brindisi inaugurale, il nuovo gestore ha voluto puntare sulle eccellenze bellunesi, portando in degustazione il nostro Spumante Rosè Extra Brut Dumalis, ottenuto da uve di Pinot Nero vinificato in bianco con Metodo Ancestrale; un vino ottimo come aperitivo ma anche per accompagnare antipasti, creme di verdure, piatti e grigliate di pesce e carni bianche.

Non ci resta che ringraziare Andrea Riboni per aver fatto conoscere nuovamente ai suoi ospiti l'esistenza di Pian delle Vette Cantina di Montagna e per la sua determinazione nel continuare a "divulgare il verbo" che anche in Provincia di Belluno esistono vini meravigliosi che meritano di essere apprezzati e degustati. 

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La viticoltura bellunese si espande puntando sull'alta qualità delle produzioni vinicole.

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La Provincia di Belluno fino agli anni Sessanta del secolo scorso, è stata caratterizzata da un'economia agricola povera basata in prevalenza sull'alpeggio; la viticoltura, fiorente nei secoli precedenti in aree vocate come il Feltrino, era considerata per lo più un'attività marginale. 

Nell'ultimo decennio, si è verificata un'inversione di tendenza: il Bellunese ha riconquistato una forte vocazione vitivinicola recuperando la propria storia, rivelandosi presto un interessante territorio sperimentale in cui coesistono la conservazione dei vigneti autoctoni abbinati alla sperimentazione di varietà più resistenti; il tutto in una prospettiva di una viticoltura eroica di qualità e sostenibile. 

Rispetto alla superficie vitata della Regione Veneto, stimata in 90.000 ettari per il 2017, il Bellunese ne conta solo 147. Un piccolo numero che è aumentato di un terzo nell'ultimo triennio e che ha visto la nascita di nuove aziende agricole di dimensioni medio piccole, spesso gestite a livello familiare. Anche il biologico risulta un settore in forte crescita, con quattro aziende già certificate ed una decina in conversione.

L'area geografica del vitigno Bellunese.

Geograficamente, il vitigno bellunese si distribuisce in località ben definite e circoscritte come ad esempio la zona di Feltre, dove recentemente è nato il Consorzio Coste del Feltrino. 

La Conca dell'Alpago, dove stanno nascendo piccole aziende che hanno ripreso a coltivare la vite, in abbandono dal secondo dopoguerra in questi luoghi. Seren del Grappa, dove è in atto una vera e propria sperimentazione sulle varietà resistenti di Vitis Vinifera che s'inserisce in un progetto più ampio ed articolato di rivitalizzazione del territorio della Valle di Seren.

Infine, la Valbelluna - Sinistra Piave - dove poco più di 60 ettari di vigneto sono coltivati prevalentemente a Glera, assieme ad altre varietà atte alla produzione del noto Prosecco DOC

Il Consorzio Coste del Feltrino.

La vocazione storica della viticoltura feltrina risulta oggi molto documentata. Lo Statuto dei Vignaioli del Monte Aurin, approvato nel 1518, stabiliva norme precise per la conduzione dei vigneti per garantire, fin da allora, vini di alta qualità che avevano un mercato fiorente verso l'Agordino, la Valle di Primiero e i territori alpini di lingua tedesca.  I vigneti occupavano le rive esposte a sud nei comuni di Feltre, Fonzaso, Arsiè e Seren del Grappa, con una produzione di qualità derivante da varietà soprattutto locali.

Nel Settecento, l'arrivo di inverni sempre più rigidi misero a dura prova il territorio della Provincia di Belluno, poi tra l'Ottocento e il Novecento, la comparsa delle malattie della vite provocarono un primo impoverimento del patrimonio vinicolo, con conseguente introduzione delle viti americane. Inoltre, nel secondo dopoguerra, la crescita e lo sviluppo del settore manifatturiero e dell'occhialeria, favorirono un consistente abbandono delle terre agricole e la quasi scomparsa della viticoltura bellunese.

Ma da qualche anno, un gruppo di viticoltori ha ripreso con entusiasmo a coltivare la vite, andando a recuperare antiche varietà locali come la Bianchetta, la Pavana, la Turca e la Gata, anche sperimentando con notevole successo altre cultivar italiane ed internazionali come Merlot, Chardonnay, Pinot Nero e Teroldego

Nel marzo del 2015, questo gruppo di imprenditori agricoli ha dato vita al Consorzio Coste del Feltrino, al quale oggi aderiscono 11 aziende, con un totale di 20 ettari vitati. La sua mission principale è caratterizzare fortemente tutte le imprese del settore che operano in questa particolare area, proponendo un modello di viticoltura non intensiva legata alla tradizione, al paesaggio e altre attività agricole già esistenti. 

Oltre ad un rigido Statuto, i soci del Consorzio sono tenuti al rispetto di una "Regola di Produzione", che stabilisce quali sono le varietà ammesse, escludendo quelle che non s'integrano perfettamente con il territorio montano delle Dolomiti Bellunesi.

Regole severe che privilegiano la conduzione biologica o integrata dei vigneti restringendo le norme già poste in essere dal Disciplinare dell'IGT Vigneti delle Dolomiti.

Tutto questo rappresenta un primo passo verso l'ottenimento di una denominazione d'origine specifica, a tutela di un patrimonio fatto di storia, qualità ed eccellenza. 

 

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I Vini Pian delle Vette presenti alla terza edizione del Vinissage Bassano 2018.

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Vinissage Bassano 2018 è un'esclusiva mostra mercato dedicata alle eccellenze vitivinicole del Triveneto allestita dal 16 al 18 giugno in una location unica a pochi minuti dal centro storico di Bassano del Grappa, ovvero la Villa Angaran San Giuseppe edificio storico di alto pregio architettonico e culturale. 

Il suo corpo centrale risale al 1590 ed ha subito nel corso degli anni numerose trasformazioni e restauri prima di diventare, nel 1924 una residenza religiosa finalizzata allo svolgimento di esercizi spirituali. 

La Villa Angaran è iscritta all'Istituto Regionale delle Ville Venete e, a quanto pare, è l'unica struttura storica destinata ad attività di sviluppo e di accoglienza sociale aperte al pubblico. Un luogo elegante e molto raffinato che consta di quattro piani e un seminterrato, di alcune costruzioni adiacenti (tra cui il Salone Lungobrenta) e di quattro ettari di parco coltivabile, oltre ad una quarantina di camere da letto singole e/o doppie.

A questa terza edizione dell'evento parteciperanno venti prestigiose aziende agricole e cantine venete che faranno conoscere ed assaggiare al pubblico cento diverse tipologie di vini, con l'unico scopo di aumentare la consapevolezza del "buon bere" attraverso la presenza di numerosi sommelier, guide enologiche cartacee e multimediali e di specifici eventi dedicati all'approfondimento del mondo del vino italiano.

Una delle novità più importanti di quest'edizione è l'introduzione della giornata del lunedì interamente dedicata agli operatori della ristorazione e dell'ospitalità turistica.

A questa tre giorni dedicata al mondo dell'enologia veneta, sarà presente anche Pian delle Vette Cantina di Montagna con una selezione dei suoi pregiati vini IGT prodotti nel Comune di Feltre (BL) sede del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi di montagna, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità naturale che li arricchisce di profumi e aromi garantendo unicità e tipicità.

Non mancate a questo evento, vi aspettiamo per farvi conoscere e degustare dal vivo i nostri pluripremiati prodotti di alta qualità

 

 

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Le Spade delle Dolomiti.

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In Provincia di Belluno, dal'400 alla prima metà del '600, si forgiavano lame di spada che armavano svariati eserciti - dalla Scozia al lontano Oriente, in particolare per le milizie della Serenissima, e i cui esemplari sono esposti nei più importanti musei del mondo, ma non ancora in quelli delle Dolomiti Bellunesi, dichiarate dal 2009 Patrimonio Unesco.

Proprio lungo il corso del torrente Ardo, a nord - est di Belluno, nelle località di Brusighel e Fisterre, venivano prodotte più di 25.000 spade all'anno, mentre attraverso un documento risalente al 1578 sappiamo con certezza che gli inglesi siglarono un contratto con gli armaioli di Belluno per la fornitura di 600 spade delle Dolomiti al mese per un periodo di 10 anni.

Riuscire a processare questo enorme quantitativo di armi fu possibile solo grazie all'alta qualità del ferro estratto dalle miniere delle Vallate dell'Agordino e dello Zoldano.

Molto importanti furono le miniere del Fursil il cui minerale ferroso, ricco di manganese, era particolarmente adatto alla fucinatura di lame che all'epoca venivano forgiate utilizzando la tecnica denominata "a stoffa", che consisteva nel martellare a caldo, lamine d'acciaio e di ferro finchè si saldavano per bollitura. Questo permetteva inoltre di ottenere anche tempra della lama dura nel fondere, ma non facile a scheggiarsi.

Certamente quello delle spade fu il periodo di massimo sviluppo dell'Alto Veneto. In quei secoli, la bravura degli artigiani bellunesi primeggiò a livello europeo. Celebri furono soprattutto i maestri spadari come Pietro da Formicano, Giandonato Ferara (fratello del più noto Andrea) e i fratelli Giorgiutti, dei quali si possono ammirare ancora oggi nella Sala d'Armi del Consiglio dei Dieci al Palazzo Ducale di Venezia, due splendidi spadoni a due mani. 

Le spade forgiate da questi abili maestri raggiunsero, in molti casi, livelli qualitativi così alti da essere ricercate dai sovrani più importanti di quei tempi, che le vollero per arricchire e dare maggiore lustro alle loro collezioni personali.

Sicuramente il più noto tra i maestri spadari bellunesi è stato Andrea Ferara, originario del Comune di Fonzaso e molto attivo nella seconda metà del Cinquecento a tal punto che le sue spade, con l'elegantissimo fornimento a "tre vie" fecero epoca e, proprio da questo fornimento, Ferara diede vita alla gabbia del primo tipo di Schiavona, la spada più nota della Repubblica Veneziana, essendo legata ai suoi ultimi due secoli di storia, terminando il suo servizio con l'occupazione napoleonica del territorio della Serenissima.

La Schiavona, sviluppata verso la fine del XV secolo, era una spada molto pesante con guardia a gabbia metallica pensata appositamente per proteggere la mano del soldato che la brandiva garantendogli la possibilità di colpire con il pugno il suo nemico se si fosse avvicinato troppo a lui.

Il cesto paramano era realizzato con una griglia di lamine metalliche, assicurata alla crociera e all'arco paramano invece che al pomello. Quest'ultimo con la sua forma a "testa di gatto", era un'altra caratteristica distintiva di quest'arma, che raggiunse la sua massima notorietà nel XVII secolo.

Proprio nel momento di massima produzione delle spade bellunesi, la Serenissima decise di nazionalizzare il Bosco del Cansiglio (allora importante riserva di carbone), per utilizzarlo come "bosco da remi". Alla fine del Cinquecento gli spadari bellunesi furono costretti ad andarsene. 

La produzione di armi bianche entrò in crisi nel XVII secolo abbandonando definitivamente le montagne bellunesi, a seguito dell'introduzione della polvere da sparo. Fu allora che Venezia spostò in Val Trompia la fabbricazione delle nuove e più potenti armi da combattimento. 

Nonostante questo, la nostra manodopera qualificata e specializzata non si perse d'animo contribuendo, poi, allo sviluppo del distretto delle coltelleria di Maniago, che  impiega più di 1.000 addetti nel solo ciclo produttivo degli articoli da taglio, comprendo gran parte del fabbisogno nazionale ed esportando verso i mercati europei e americani. 

 

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Un debutto in grande stile per il Dop Piave Vecchio e i vini bellunesi al Vinitaly 2018.

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Un debutto in grande stile, in un prestigioso palcoscenico come quello del Vinitaly di Verona, la più importante fiera del settore vinicolo italiano, ha visto protagonisti - martedì 17 aprile 2018 - cinque pregiati vini bellunesi, tra cui anche il nostro Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - Carattere Deciso, detentore della medaglia d'oro al Concorso "Wine of The Year 2017" indetto dalle Associazioni Via Claudia Augusta Altinate di Germania, Austria e Italia, abbinati al formaggio Dop Piave Vecchio Selezione Oro, prodotto esclusivamente con latte bellunese, nel pieno rispetto delle antiche regole e tradizioni dell'arte casearia, dal sapore intenso e fruttato che lo rende inconfondibile nel colore, nella pasta e al palato. Un formaggio vincitore di numerosi premi e riconoscimenti ufficiali: dal trionfo agli Italian Cheese Adwards al Caseus Veneti.

Uno speciale ed inedito abbinamento fortemente voluto da Confagricoltura, nel cui stand si è svolta una presentazione - degustazione delle eccellenze gastronomiche delle Dolomiti Bellunesi, alla presenza di numerosi enologi, giornalisti e addetti del settore, per dare il giusto risalto alla viticoltura bellunese, che nel solco di un'antica tradizione sta riscoprendo sempre più il proprio potenziale enologico, con vitigni autoctoni e internazionali che ben si adattano al clima e al terroir di montagna.

Protagonisti di questo particolare ed inedito connubio sono stati cinque viticoltori bellunesi facenti parte del Consorzio di Tutela Coste del Feltrino, assieme ad alcuni componenti della Confraternita del Formaggio Dop Piave, introdotti dagli interventi del giornalista enogastronomico bellunese Alberto Marcomini, Enzo Guarnieri, Predidente del Consorzio Coste del Feltrino, Gianpaolo Cet, Presidente di Piwi Veneto (viti resistenti), Fabio Bona, Presidente della Confraternita Dop Piave e da Diego Donazzolo, Presidente di Confagricoltura Belluno.

Davvero molto interessante è stato il discorso di Enzo Guarnieri che ha riferito come la Provincia di Belluno sia stata fino alla prima metà del Novecento una zona di grande produzione vinicola (soprattutto nel Feltrino), riuscendo ad ottenere 80.000 ettolitri di vino all'anno. Un patrimonio che poi è andato disperso a causa dello scoppio della Grande Guerra e dell'avvento della fillossera, della peronospora e dell'oidio.

Oggi lungo i cinquanta chilometri che vanno dalla Conca dell'Alpago alla Città di Feltre, si è sviluppata una viticoltura eroica che presenta pendenze elevate e notevoli difficoltà di meccanizzazione, che ha permesso di recuperare varietà autoctone come Bianchetta, Pavana, Gata, Turca, e alcune varietà internazionali come Pinot, Chardonnay, Merlot, Traminer Aromatico e Manzoni Bianco. Attualmente le aziende vinicole del Consorzio Coste del Feltrino coltivano venti ettari di vite con una produzione di 1.200 ettolitri di vino annui. 

In conclusione, anche questa passerella del Vinitaly 2018 si è rivelata un'importante occasione per far comprendere al grande pubblico l'alta qualità dei vini bellunesi che ben si identificano con le peculiarità del territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, sposando il rispetto delle antiche tradizioni all'uso smisurato della tecnologia. 

Una bella realtà montana che sta crescendo, ma che va fatta conoscere sempre di più in altri prestigiosi contesti nazionali ed internazionali. 

 

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