Il consumo di vino in estate non va in vacanza.

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L'estate finalmente è arrivata e anche quest'anno Vinarius, l'Associazione delle Enoteche Italiane, ci fornisce un quadro molto dettagliato ed esaustivo sull'andamento del consumo di vino durante la stagione estiva, definendo perfino i trend di vendita per i prossimi mesi dell'anno.

Da quanto riporta "l'osservatorio speciale" delle Enoteche Italiane, si può apprendere che in questo momento c'è un rinomato interesse da parte dei consumatori per i vini rosati, che risultano freschi, leggeri e meno complessi da abbinare a tavola, tant'è che negli ultimi tre anni, si è registrato un aumento considerevole delle loro richieste anche del 20%.

Ma non sono solo i vini rosè a riscuotere successo ed ammirazione da parte dei WineLover italiani: dal 2014 ad oggi, anche i vini bianchi hanno ottenuto una forte impennata di richieste. Per quanto riguarda la suddivisione delle vendite estive di vini, sono proprio quest'ultimi ad andare per la maggiore, con punte in alcuni casi anche del 70%. 

A seguire, si trovano i vini rosati, che rappresentano il 30% delle vendite complessive ed infine i vini rossi che registrano solo il 25% degli acquisti. Vinarius è riuscita a delineare anche l'identikit del consumatore medio di vino nella stagione estiva, delineando che circa il 50 - 60% degli acquirenti appartiene alla fascia d'età dai 30 ai 50 anni, mentre il 25 - 30% sono giovani tra i 18 e i 30 anni d'età, e un'altro 25 - 30% riguarda consumatori over 50, prevalentemente di sesso maschile, anche se c'è da notare che mentre al centro nord la presenza risulta paritaria tra uomini e donne, al centro sud è nettamente maschile. Infine, la ricerca evidenzia segnali positivi anche per gli spumanti ed un incremento per le vendite di vino biologico.

Il consumo di vino durante l'estate non va in vacanza, ma anzi lascia pensare che a degustare un buon calice di vino continui ad essere un consumatore sempre più scrupoloso, appassionato e attento alla tipicità e all'alta qualità del prodotto che consuma, magari proprio in riva al mare per un aperitivo con la giusta compagnia d'amici. 

 

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La viticoltura bellunese si espande puntando sull'alta qualità delle produzioni vinicole.

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La Provincia di Belluno fino agli anni Sessanta del secolo scorso, è stata caratterizzata da un'economia agricola povera basata in prevalenza sull'alpeggio; la viticoltura, fiorente nei secoli precedenti in aree vocate come il Feltrino, era considerata per lo più un'attività marginale. 

Nell'ultimo decennio, si è verificata un'inversione di tendenza: il Bellunese ha riconquistato una forte vocazione vitivinicola recuperando la propria storia, rivelandosi presto un interessante territorio sperimentale in cui coesistono la conservazione dei vigneti autoctoni abbinati alla sperimentazione di varietà più resistenti; il tutto in una prospettiva di una viticoltura eroica di qualità e sostenibile. 

Rispetto alla superficie vitata della Regione Veneto, stimata in 90.000 ettari per il 2017, il Bellunese ne conta solo 147. Un piccolo numero che è aumentato di un terzo nell'ultimo triennio e che ha visto la nascita di nuove aziende agricole di dimensioni medio piccole, spesso gestite a livello familiare. Anche il biologico risulta un settore in forte crescita, con quattro aziende già certificate ed una decina in conversione.

L'area geografica del vitigno Bellunese.

Geograficamente, il vitigno bellunese si distribuisce in località ben definite e circoscritte come ad esempio la zona di Feltre, dove recentemente è nato il Consorzio Coste del Feltrino. 

La Conca dell'Alpago, dove stanno nascendo piccole aziende che hanno ripreso a coltivare la vite, in abbandono dal secondo dopoguerra in questi luoghi. Seren del Grappa, dove è in atto una vera e propria sperimentazione sulle varietà resistenti di Vitis Vinifera che s'inserisce in un progetto più ampio ed articolato di rivitalizzazione del territorio della Valle di Seren.

Infine, la Valbelluna - Sinistra Piave - dove poco più di 60 ettari di vigneto sono coltivati prevalentemente a Glera, assieme ad altre varietà atte alla produzione del noto Prosecco DOC

Il Consorzio Coste del Feltrino.

La vocazione storica della viticoltura feltrina risulta oggi molto documentata. Lo Statuto dei Vignaioli del Monte Aurin, approvato nel 1518, stabiliva norme precise per la conduzione dei vigneti per garantire, fin da allora, vini di alta qualità che avevano un mercato fiorente verso l'Agordino, la Valle di Primiero e i territori alpini di lingua tedesca.  I vigneti occupavano le rive esposte a sud nei comuni di Feltre, Fonzaso, Arsiè e Seren del Grappa, con una produzione di qualità derivante da varietà soprattutto locali.

Nel Settecento, l'arrivo di inverni sempre più rigidi misero a dura prova il territorio della Provincia di Belluno, poi tra l'Ottocento e il Novecento, la comparsa delle malattie della vite provocarono un primo impoverimento del patrimonio vinicolo, con conseguente introduzione delle viti americane. Inoltre, nel secondo dopoguerra, la crescita e lo sviluppo del settore manifatturiero e dell'occhialeria, favorirono un consistente abbandono delle terre agricole e la quasi scomparsa della viticoltura bellunese.

Ma da qualche anno, un gruppo di viticoltori ha ripreso con entusiasmo a coltivare la vite, andando a recuperare antiche varietà locali come la Bianchetta, la Pavana, la Turca e la Gata, anche sperimentando con notevole successo altre cultivar italiane ed internazionali come Merlot, Chardonnay, Pinot Nero e Teroldego

Nel marzo del 2015, questo gruppo di imprenditori agricoli ha dato vita al Consorzio Coste del Feltrino, al quale oggi aderiscono 11 aziende, con un totale di 20 ettari vitati. La sua mission principale è caratterizzare fortemente tutte le imprese del settore che operano in questa particolare area, proponendo un modello di viticoltura non intensiva legata alla tradizione, al paesaggio e altre attività agricole già esistenti. 

Oltre ad un rigido Statuto, i soci del Consorzio sono tenuti al rispetto di una "Regola di Produzione", che stabilisce quali sono le varietà ammesse, escludendo quelle che non s'integrano perfettamente con il territorio montano delle Dolomiti Bellunesi.

Regole severe che privilegiano la conduzione biologica o integrata dei vigneti restringendo le norme già poste in essere dal Disciplinare dell'IGT Vigneti delle Dolomiti.

Tutto questo rappresenta un primo passo verso l'ottenimento di una denominazione d'origine specifica, a tutela di un patrimonio fatto di storia, qualità ed eccellenza. 

 

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Pian delle Vette al Merano Wine Festival.

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Al termine di un intenso anno dedicato alla scoperta e all'attenta valutazione e selezione di oltre 4.000 etichette di prestigiose aziende produttrici di vino, ma anche di prodotti gastronomici, si conclude la ricerca del Wine Hunter Helmut Hòcker, fondatore del Merano Wine Festival, esclusiva kermesse che si svolgerà dal 10 al 14 novembre al Kurhaus di Merano, edificio storico del XIX secolo da sempre il simbolo della città termale Alto Atesina, nonchè uno dei capolavori in stile liberty più famosi di tutta l'area alpina.

Il Merano Wine Festival non è solo un evento; dal 1992 ad oggi è diventato un vero e proprio luogo di incontro e scambio di opinioni tra produttori, opinion leader, professionisti del settore enogastronomico e consumatori.

A celebrare la 26° edizione, saranno cinque giornate ricche di eventi, appuntamenti e degustazioni che vedranno coinvolte oltre 450 aziende vitivinicole tra le migliori in Italia e nel resto del mondo, quasi 200 artigiani del gusto e 15 cuochi di spicco.

Come già accaduto negli anni scorsi, il primo giorno di apertura della manifestazione sarà interamente dedicato ai vini biologici, biodinamici, naturali e PIWI (varietà resistenti alle malattie fungine), attraverso un percorso tra "naturalità e "purezza" che vedrà il coinvolgimento di oltre 100 produttori selezionati, a cui si affiancheranno per la prima volta gli "orange wine".

Dall'11 al 13 novembre si svolgerà "WINE ITALIA" un viaggio alla scoperta dei territori vitivinicoli italiani con oltre 800 tipologie di vini protagonisti.

La sala Czemy ospiterà invece il "WINE INTERNATIONAL" un evento che vedrà la presenza di oltre 250 vini provenienti dalla Spagna, dall'Argentina, dal Libano, dal Sud Africa, dall'Austria e dalla Crimea.

In contemporanea, per tutta la durata della manifestazione, avrà luogo GOURMET ARENA con la selezione accurata di prodotti gastronomici italiani e internazionali.

"COOKING FARM" sarà il fulcro della "CHEF ARENA" un luogo speciale dove prestigiosi Chef di fama internazionale si confronteranno con alcune contadine altoatesine, depositarie della storia, della tradizione e della cultura culinaria locale. Inoltre, non mancheranno certamente le MASTERCLASSES, ovvero degustazioni di eccellenze enologiche Made in Italy e internazionali il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza.

La chiusura di questa 26^ edizione del festival avverrà in grande stile con una "sfilata" di alcune fra le migliori MAISONS DE CHAMPAGNE per concludere davvero in bellezza una grande festa dedicata al mondo del vino e dei prodotti gastronomici nazionali e internazionali. 

Tutto questo e molto altro è il Merano Wine Festival al quale, per la prima volta, parteciperà anche Pian delle Vette Cantina di Montagna con il suo Granpasso 2010 detentore della medaglia d'oro al Concorso "WINE OF THE YEAR 2017" indetto dalla Via Claudia Augusta Altinate, che si è svolto quest'estate nella prestigiosa sede del Museo Romano di Ausburg ad Amburgo, che ha visto la presenza di numerose Cantine Vitivinicole del Veneto, del Trentino Alto Adige, dell'Austria e della Germania. 

Proprio pochi giorni fa, Egidio D'Incà e Walter Lira si sono visti recapitare l'attestato di questo ulteriore riconoscimento ufficiale che continua a premiare l'alta qualità dei loro pregiati "vini di montagna" prodotti a Vignui di Feltre, un piccolo borgo ancora immerso nella natura incontaminata del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. 

 

 

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