Pian delle vette inaugura la vendemmia 2019

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La nostra filosofia qualità e eticità inizia in vigneto

Il momento magico della vendemmia si ripete ogni anno a Pian delle Vette. È la conclusione dell’attività in campagna che noi, viticoltori di montagna, abbiamo presidiato ogni giorno. Certamente non possiamo condizionare a breve il meteo e gli eventi climatici, ma possiamo e dobbiamo ascoltare e sintonizzarci con la natura. Aiutare le piante a superare le avversità e salvaguardare l’ambiente sono uno dei nostri obiettivi principali. Anche questo 2019, così burrascoso e imprevedibile, ci sta fornendo uve più che soddisfacenti recuperando un gap primaverile che aveva messo a dura prova la nostra capacità di paziente attesa.

 

La biodiversità nei nostri vigneti


I nostri vigneti sono piccoli, posizionati in modo differenziato, a metà collina. Sono state messe a dimora i vitigni più coerenti nel pieno rispetto della terra e della composizione minerale originale. Le varietà sono molte e articolate, proprio per rispettare la biodiversità che le colture intensive stanno mettendo a dura prova, se non a rischio, la vita del pianeta. Questa biodiversità ci consente, nonostante i cambiamenti climatici siano sempre più evidenti, di avere produzioni di qualità e di preservare le nostre produttrici, cioè le viti, in salute e per lungo tempo.

 

La qualità delle uve 2019


Lo Chardonnay di quest’anno si è presentato al di sopra delle nostre aspettative come base zuccherina, acidità, qualità del grappolo, praticamente perfetto, nonostante la grande umidità di questo ultimo periodo. Le basi spumante saranno di ottimo livello, poi molta strada è ancora da fare in cantina. Il nostro Mat'55 millesimato 2019 ha posto le basi per un grande percorso, ma ne riparliamo fra minimo 72 mesi! A proposito di pazienza produttiva!
Il nostro Müller è molto soddisfacente a livello qualitativo, come lo Chardonnay, però le quantità prodotte sono ridotte e questo non ci agevola sicuramente. L’esperienza del nostro enologo ci consentirà, come sempre, di trovare il giusto equilibrio per restituire una esperienza gustativa eccellente, almeno questo è il nostro augurio. Per le altre qualità di uva è ancora presto, nei prossimi giorni vi aggiorneremo.

 

La pigiatura, fondamentale per la qualità futura del vino


La nostra piccola cantina è dotata di tutti i macchinari tecnologicamente più avanzati, pensati a riprodurre tutte le operazioni manuali che non stressino le uve, pressature morbide, delicate, lente, in grado di mantenere intatti tutti gli elementi organici, i profumi e i contenuti biochimici naturali dei mosti. Per ottenere il rispetto delle uve, i nostri macchinari, come la pressa pneumatica e la gramola al silicone, riproducono in modo meccanico le stesse modalità delle pigiature old style, come quando si pigiava in modo manuale se non addirittura con i piedi. In particolare questi macchinari così delicati garantiscono che il vinacciolo non si rompa, immettendo i suoi sentori e oli nel vino, cosa che lederebbe in modo importante la qualità della produzione. Le rese sono certamente più basse dei normali processi di pigiatura, ma Pian delle vette è nata in funzione di una specifica filosofia e posizionamento, per cui la produttività a tutti i costi non è il nostro obiettivo principale.

 

Le vinacce vengono restituite alla vigna


Una scelta vitale è quella di restituire le vinacce ai vigneti dopo la vendemmia, redistribuendole nelle terre da cui derivano. Le vinacce, cioè il residuo del processo di pigiatura, tornano al terreno da cui provengono per consentire il recupero energetico delle piante. Terminata la vendemmia le vigne, con il loro carico di vinacce, vanno a riposo. La pioggia e la neve bagnano le vinacce e ne dissolvono le proprietà lentamente e naturalmente nel terreno per cui assistiamo a una ricarica di energia che arricchisce i terreni mantenendo nel tempo la qualità produttiva e, soprattutto, la vita delle piante. Questa scelta è frutto di una valutazione e calcoli energetici specifici per cui la naturalità dei processi non può essere confusa con l’improvvisazione o casualità. Tutte le azioni di noi agricoltori di Pian delle Vette rientrano in un protocollo complessivo di azioni e scelte scientifiche seguite dal nostro enologo. È tutto supportato da scelte filosofiche e di valori agricoli che ci vedono in simbiosi con la natura, pronti a raccogliere i frutti, ma determinati a conservarne il valore. La terra è da conservare, ne acquisiamo la proprietà, ma non certo per lasciarla alle nuove generazioni esausta, improduttiva e imbruttita. Noi di Pian delle vette abbiamo scelto di rispettarla potendone godere dei meravigliosi risultati, ma sempre garantendo la sua conservazione intrinseca. Un grande sforzo per i nostri piccoli vigneti, ma dobbiamo dare l’esempio e non dimenticarci che siamo solo di passaggio su questa terra.

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Vino: nei prossimi cinque anni il suo consumo si sposterà sempre più ad Est.

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Negli ultimi anni è in corso un profondo cambiamento della geografia dei consumi enologici nel mondo. Da prodotto di consumo quotidiano a tavola, il vino è divenuto sempre più un bene voluttuario trasformandosi da bevanda storica degli europei a simbolo globale del lifestyle

Un prodotto la cui diffusione è destinata a crescere ulteriormente, ma in gran parte al di fuori della sua vera area d'origine. Una second life del principale asset dell'export agroalimentare italiano che i produttori vinicoli dovranno saper coltivare sia direttamente in vigna, ma anche sui mercati, sul marketing e nei nuovi strumenti di comunicazione digitali.

Proprio in questo nuovo contesto, anche il peso dei paesi buyer subirà una netta trasformazione, con una geografia dei consumi che si concentrerà inesorabilmente sempre più oltre i confini europei.

Questo è il quadro che emerge dall'indagine "Il futuro del mercato, i mercati del futuro" di Vinitaly - Nomisma Wine Monitor. Lo studio è partito dall'analisi degli ultimi dieci anni per prevedere l'evoluzione dei consumi di vino nei prossimi cinque anni, allo scopo di comprendere chi "distribuirà le carte" tra i vari Paesi produttori, in un mercato che per le sole cantine vale trentuno miliardi di euro l'anno di export

L'analisi che ne è emersa è in parte confortante e allo stesso tempo allarmante per l'Italia. Da un lato esiste la locomotiva vino del nostro Belpaese che si è fatta sempre più strada, con una crescita tendenziale in valore doppia rispetto a quella francese, con ben sedici paesi in cui oggi risultiamo market leader; dall'altra persiste una lontananza siderale dai nuovi mercati del futuro, quelli del Sud Est del mondo (più la Cina) in cui il nostro share di vendita non raggiunge quasi mai la doppia cifra. Questa situazione è dovuta sia all'esistenza di motivi strutturali e geografici, ma anche e soprattutto all'assenza di idonee strategie di marketing e commerciali.

Le previsioni di export di vino nei prossimi cinque anni.

Per l'Italia l'analisi previsionale a cinque anni presenta una media di crescita in valore dello 0,5% annuo in Germania e dell'1% nel Regno Unito. Va decisamente meglio in Giappone, dove il trend delle vendite dovrebbe crescere del 2% all'anno e ancora di più negli Usa, con variazioni previste attorno al 4,5% annuo con un incremento medio ipotizzato nel prossimo quinquennio del 22,5%. 

Infine i due mercati top a maggior tasso di crescita, con la Russia che dopo la crisi del rublo ha ripreso a volare (+ 27,5%) e la Cina, su cui si prevede un + 38,5%.

Nel Dragone i vini italiani avanzano, ma costituiscono ancora uno share marginale rispetto ai competitor francesi o australiani che sono arrivati decisamente prima e, sopratutto, con alle spalle forti strategie di sistema Paese.

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