Cibo, Vino, Arte e Cultura. Il connubio perfetto per lo sviluppo del turismo italiano.

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Oggi la promozione del cibo, del vino, dell'arte e della cultura italiana coinvolge sempre più anche le aziende agricole e le cantine vitivinicole italiane.

A confermarlo è il Secondo Rapporto "Wine + Food + Art - La Buona Italia 2017" elaborato dal Laboratorio Gaivi per il Consorzio di Tutela del Gaivi in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell'Università dell'Insubria di Varese.

Secondo quanto emerge da questo studio, per la metà delle aziende italiane l'investimento in cibo, vino, arte cultura, lo scorso anno si è trasformato in nuove opportunità di business e di turismo, con un significativo aumento di fatturato.

Abbinare il turismo enogastronomico a quello culturale è una buona prassi adottata dal 50% delle aziende vinicole italiane che nell'88% dei casi sono riuscite a rafforzare il legame con il proprio territorio d'origine e, nella stessa percentuale, hanno contribuito ad incrementare la presenza turistica andando a potenziare la rete di servizi messa loro a disposizione.

Questo Secondo Rapporto ha mappato ben 300 realtà agroalimentari italiane che hanno scelto di incorporare nella loro strategia di marketing l'arte, la cultura, l'accoglienza turistica, il cibo e il vino, analizzandone 50 e la fotografia che ne è emersa è quella di una costante crescita del settore enoturistico che conferma dunque come oggi il connubio cibo & arte rappresenti ancora uno dei motori trainanti del sistema economico italiano.

Se nei vigneti è la biodiversità a rendere unico il nostro Paese per l'alta qualità delle sue produzioni vinicole, è altrettanto vero che i custodi di un patrimonio così vasto ed immenso sono ancora le piccole e medie aziende agricole quelle che, finalmente, hanno compreso l'importanza di sapersi proporre e rapportare in modo corretto con il mondo estero per far crescere sia il proprio fatturato, sia il valore sociale ed economico di tutto il territorio che rappresentano.

Anche questo aspetto è contenuto nel Rapporto del Laboratorio del Gaivi. Nei 46% dei casi le imprese analizzate sono di piccola o media dimensione, con un fatturato annuo che si aggira intorno a 1,5 milioni di Euro. Solo il 2% del campione è rappresentato da aziende con fatturati tra i 15 e i 50 milioni di Euro.

E tra le piccole medie imprese la prevalenza spetta a quelle del settore vitivinicolo italiano che rappresentano il 69% del totale. Piccole e medie realtà produttive che nel 76% dei casi hanno voluto intraprendere uno specifico percorso d'integrazione tra vino, cibo e arte. Nel 41% realizzando uno o più eventi culturali all'interno della propria azienda agricola, nel restante 35% facendone una strategia di promozione da integrare in modo permanente allo sviluppo del proprio marketing aziendale.

E le ragioni di questa scelta sono quanto più di nobile ci sia. E' proprio la passione di tanti imprenditori agricoli a far sì che il turismo culturale sia riuscito oggi a varcare con successo i portoni d'ingresso delle loro tenute. Una passione che riguarda anche la volontà di promuovere e valorizzare il proprio territorio d'origine portandolo alla ribalta sia  dei vari stakeholder, sia al servizio della stessa clientela.

Anche Pian delle Vette Cantina di Montagna ha scelto di continuare a sostenere l'arte e la cultura decidendo di accettare ben volentieri l'invito ad organizzare con Arte Officina di Giulia del Cappellano il laboratorio di pittura creativa Artista in Cantina che si svolgerà sabato 24 marzo 2018 alle ore 14:00 a Vignui di Feltre, e che sarà condotto da Elisa Rossi, artista figurativa di fama internazionale specializzata in pittura ad olio.

Obiettivo di questo evento culturale al quale potranno partecipare - previo pagamento della quota d'iscrizione di € 80,00 - da un minimo di quattro ad un massimo di 12 persone, sarà imparare a selezionare, mettere a fuoco ed interpretare in modo corretto la bellezza del mondo che ogni giorno ci circonda, attraverso il disegno artistico e la pittura.

Dopo aver dato libero sfogo alla propria fantasia, ingegno e vena artistica, seguirà una degustazione di vini di alta qualità prodotti dall'azienda agricola Pian delle Vette con possibilità di abbinarli ad un entrèe di formaggi e salumi locali, oppure ad un piatto della cucina tipica bellunese.

Artista in Cantina è un laboratorio che nasce anche con lo scopo di far conoscere le tradizioni tipiche delle  Dolomiti Bellunesi, dove è ancora il suono delle campane a scandire il trascorrere del tempo.

Per maggiori informazioni e/o richieste di prenotazioni a questo primo laboratorio di pittura creativa a Feltre, si prega di inviare un'email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

  

 

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Artista in Cantina. Laboratorio di Pittura Creativa a Pian delle Vette.

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L'arte non rappresenta soltanto un diversivo alla nostra quotidianità ma anche un efficace strumento di miglioramento e di sensibilizzazione alla portata di ognuno di noi, a patto che ci si avvicini con la dovuta sensibilità e disponibilità a mettere in discussione qualche nostra certezza o convinzione personale.

A conferma di questa nobile affermazione riguardo all'importanza che assume l'arte nella vita di tutti i giorni, il ricercatore americano Harold J Dupuy ha affermato che quando contempliamo un'opera d'arte rilasciamo dopamina, un neurotrasmettitore che regola l'umore.

Questo lo ha confermato anche una recente ricerca italiana condotta dall'Istituto Clinico Humanitas di Milano che ha messo in relazione la salute psicofisica di ogni essere umano con la cultura, in particolar modo con l'arte: "il bello" provoca emozioni, sensazioni e piacevoli ricordi capaci di agire sulla mente umana apportando benefici maggiori di quelli che si possono generalmente ottenere assumendo farmaci specifici.

Nella nostra vita, per vivere meglio, serve più arte. Perchè come sosteneva il grande artista Pablo Picasso "l'arte scuote dall'anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni". Persino Alain De Botton e Jhon Armstrong, che proprio attorno a questa idea hanno costruito la loro scuola e il loro movimento, hanno da sempre sostenuto che l'arte permette di risolvere i problemi della vita e trovare la felicità. 

Non è quindi una novità che l'arte rappresenti un potente mezzo per instaurare relazioni soddisfacenti e superare le proprie ansie e paure, ma oggi abbiamo senza dubbio delle ragioni fondate, per essere certi che da questa possiamo trarre davvero degli ottimi benefici per la nostra salute umana.

Sicuramente è proprio partendo dallo sviluppo di queste idee che Giulia del Cappellano ha voluto far nascere Arte Officina con lo scopo di rendere l'Arte fruibile in ogni settore lavorativo in modo da poter migliorare ulteriormente l'impatto di ogni attività attraverso la realizzazione di soluzioni creative attraenti ed estetiche.

Ciò che contribuisce a rendere l'arte unica al mondo è che può svilupparsi ovunque. Può confondersi tra le persone più comuni oppure dietro ad oggetti banali che circondano la vita di tutti i giorni, per poi riuscire a brillare di nuova luce davanti agli occhi di un essere umano che sia in grado davvero di riconoscerla ed apprezzarla.

Inoltre non è da considerarsi una novità anche il fatto che l'arte italiana abbia fatto il suo ingresso anche nelle cantine vinicole italiane. Non lo è nemmeno per l'Azienda Agricola Pian delle Vette che ha accettato ben volentieri di organizzare in collaborazione con Arte Officina di Giulia del Cappellano il laboratorio di pittura creativa Artista in Cantina, che si terrà sabato 24 marzo 2018 alle ore 14:00 e che sarà condotto da Elisa Rossi, artista figurativa di fama internazionale specializzata in pittura ad olio, che vanta un'esperienza pluriennale nell'insegnamento sia a privati che in ambito aziendale.

Obiettivo di questo evento creativo al quale possono partecipare - previo pagamento della relativa quota d'iscrizione di € 80,00 - da un minimo di quattro ad un massimo di dodici persone, è imparare a selezionare, mettere a fuoco e interpretare in modo corretto la bellezza della realtà che ci circonda, attraverso il disegno artistico e la pittura.

Ogni partecipante avrà a disposizione quattro ore per dare vita alla sua opera d'arte. Proprio dopo aver dato libero sfogo alla propria fantasia, ingegno e vena artistica, seguirà una degustazione di tre vini di alta qualità prodotti da Pian delle Vette Cantina di Montagna con possibilità di scelta di abbinarli ad un entrèe di formaggi e sopressa locale oppure ad un piatto tipico della cucina bellunese.

Artisti in Cantina è un laboratorio che nasce anche per promuovere e valorizzare la conoscenza delle antiche tradizioni dei nostri luoghi di montagna, dove tutt'oggi è ancora il suono delle campane a scandire il trascorrere del tempo.

Egidio D'Incà e Walter Lira, i due gestori della Società Agricola Pian delle Vette, sono convinti che il profumo del vino, protagonista ed ospite indiscusso di questo evento, sarà il pretesto e l'occasione per lo sviluppo di altri discorsi, storie e scambi culturali tra i diversi linguaggi dell'arte. 

Per prenotazioni e/o richieste di maggiori informazioni, si prega di inviare un'e-mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    

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Pian delle Vette, un'azienda agricola di nicchia alle porte del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

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Per molti può sembrare una curiosa novità, ma di viticoltura a Belluno e, in particolar modo nel Feltrino, se ne parla già da diversi secoli. Infatti, proprio nell'archivio storico del Comune di Feltre si trovano numerosi riferimenti a particolari statuti che disciplinavano la coltura della vite sin dal lontano millecinquecento e, inoltre, nel '600 il Canonico della Cattedrale di Belluno Giovan Battista Barpo nei suoi libri "Le delizie e i frutti dell'agricoltura e della villa" dedica proprio un capitolo a "Delle uve, delle viti e dei recipienti per il vino" andando a descrivere minuziosamente le principali tipologie di uva locali fornendo preziosi consigli per la loro coltivazione.

Purtroppo la diffusione dell'oidio, della peronospora e della fillossera, lo scoppio della Grande Guerra, l'emigrazione dei primi del novecento e la massiccia industrializzazione avvenuta dopo il disastro del Vajont, portarono in breve tempo all'abbandono della coltivazione della vite a Belluno.

Nel corso di questi anni c'è stata però una rinnovata attenzione ed interesse verso la vite da parte di alcune aziende agricole bellunesi che hanno saputo recuperare i terreni vocati alla sua coltivazione, riprendendo così una produzione che, seppur limitata quantitativamente, riesce a riscuotere notevoli consensi, apprezzamenti e riconoscimenti in Italia, e all'estero, per l'alta qualità dei vini

Attualmente sono 147 gli ettari di vigneti presenti in Provincia di Belluno, una sessantina dei quali appartengono a produttori trevigiani che hanno scelto di espandersi a Belluno per proseguire il Metodo Tradizionale. Il vino biologico, invece, è un fenomeno in costante crescita: sono già quattro le aziende bellunesi in possesso della relativa certificazione. 

Uno degli aspetti più curiosi che riguarda il mercato del vino bellunese è l'incremento del numero di donne che si dedicano alla viticoltura in Provincia di Belluno in quanto sembra che questa attività rappresenti una valida opportunità per conciliare la vita familiare con il proprio lavoro. 

Un secondo aspetto molto interessante riguarda i piccoli produttori che hanno ripreso la coltivazione della vite in zone di montagna, limitando sempre più l'utilizzo dei fitofarmaci sia per una questione economica, sia soprattutto per rispettare e tutelare maggiormente l'ambiente che circonda le incantevoli montagne delle Dolomiti Bellunesi, dichiarate Patrimonio dell'Umanità.

Certamente l'Azienda Agricola Pian delle Vette, situata a Vignui di Feltre, piccolo borgo immerso alle porte del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, è l'esempio di una Cantina di Montagna che, pur avendo dimensioni ridotte, ha saputo coniugare negli anni la riscoperta della viticoltura locale con le nuove tecnologie enologiche, nel pieno rispetto della tradizione e dell'ambiente circostante.

Qui la scelta varietale ha fatto ricorso a quelle selezioni che più si adattano all'ambiente di montagna e che maggiormente possono farsi portatrici dei rigidi inverni, dei sensibili sbalzi termici notte / dì e delle ristrettezze nutritive dei suoli. 

I vini prodotti da Pian delle Vette ricordano l'armonia del paesaggio, la quiete dei luoghi, il benessere dei vigneti e la ricca biodiversità che li arricchisce di profumi e aromi garantendo tipicità e unicità.

La società agricola Pian delle Vette è gestita da Egidio D'Incà e Walter Lira, due imprenditori feltrini che, dopo aver svolto varie esperienze professionali in diversi settori economici, hanno coronato il loro sogno di dedicarsi al mondo della viticoltura riuscendo a rilanciare questa Cantina sia a livello di brand, sia a livello di produzione, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti proprio per l'alta qualità dei loro vini di montagna

A Pian delle Vette ogni vigneto rappresenta una piccola nicchia studiata appositamente per ottenere prodotti unici lontani dal rispetto di mode e di tendenze del momento. 

L'estensione dei vigneti è di due ettari e mezzo su cui crescono le bacche rosse tipo Pinot Nero, Teroldego, Gamaret, Diolinoir, le bacche bianche Chardonnay, Muller Thurgau e Traminer Aromatico.

Quattro di queste varietà fanno parte dell'IGT delle Dolomiti (Pinot Nero, Teroldego, Muller Thurgau e Traminer), mentre dal 2013 il vino spumante rientra anche nella DOC Serenissima.

La coltivazione della vite viene da sempre effettuata nel pieno rispetto dell'ambiente che circonda il territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Pian delle Vette rappresenta un modello di viticoltura di montagna che dimostra come anche in queste zone impervie e di non facile coltivazione del vigneto, si riesca a fare agricoltura di qualità, riuscendo a coniugare sapientemente tradizione e tecnologia, sempre nel pieno rispetto della natura e delle tradizioni locali.       

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Degustazione vini del Consorzio "Coste del Feltrino".

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Uniti per far rinascere l'antica tradizione della viticoltura feltrina è questo l'obiettivo del Consorzio "Coste del Feltrino", nato nel marzo del 2015 e che oggi conta 11 aziende agricole, tra cui Pian delle Vette Cantina di Montagna, impegnate nella viticoltura storica.

Le aziende aderenti sono di piccole - medie dimensioni e si estendono su una superficie complessiva di 20 ettari, con la speranza di arrivare a 30 già dal prossimo anno.

Il Consorzio nasce con l'idea di riunire i principali produttori di vino dell'area del Feltrino nell'ottica della piena valorizzazione e recupero delle varietà tipiche autoctone come la Pavana, la Bianchetta e la Gata, più adatte per ottenere prodotti d'eccellenza.

Obiettivi primari del Consorzio sono, da un lato promuovere una nuova concezione di viticoltura sana, non intensiva e pienamente sostenibile dal punto di vista paesaggistico e ambientale, che vieti l'utilizzo di prodotti fitosanitari tossici e gli interventi a calendario, limitando quanto più possibile il numero dei trattamenti, nel pieno rispetto del territorio delle Dolomiti Bellunesi e pienamente integrata con le altre attività agricole già esistenti. Dall'altro, offrire ad aziende agricole e privati un'opportunità di diversificazione e sviluppo delle proprie attività agricole, contribuendo così a evitare l'abbandono delle nostre campagne e la perdita di valenza turistica. 

Per realizzare tutto questo, nel corso degli anni è stato predisposto un disciplinare interno che ogni singolo associato deve rispettare per poter continuare a contraddistinguere le proprie bottiglie di vino con il marchio del neo nato Consorzio. Le principali regole di produzione prevedono che si possano coltivare solo alcune delle varietà ammesse per la Provincia di Belluno, insieme ad altre internazionali fortemente legate al nostro territorio montano che hanno prodotto nel tempo risultati enologici di eccellenza.

L'area del Consorzio "Coste del Feltrino" è limitata ai versanti con le migliori esposizioni, con l'esclusione dei fondovalle e delle zone umide, e coincide con un'area geografica che fino al secolo scorso era ampiamente vitata e che oggi comprende i comuni di Arsiè, Fonzaso, Feltre, Seren del Grappa, Pedavena, Sovramonte, Lamon, Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi e Santa Giustina. 

In questi ultimi anni il movimento enologico bellunese sta prendendo sempre più forma attraverso un crescendo della quantità, ma soprattutto della qualità del vino, che ha già permesso a tre cantine aderenti al Consorzio di essere presenti su Vinetia 2018, la più importante guida enologica del Veneto. 

Mercoledì 25 ottobre 2017 alle ore 20:00 al Ristorante Nogherazza di Belluno (BL) Enzo Guarnieri, attuale presidente del Consorzio, illustrerà ai presenti la sinergia che si è creata negli anni e che, tutt'oggi, si sta sviluppando tra le aziende vitivinicole bellunesi per continuare a realizzare vini che esprimano davvero le qualità delle nostre pregiate uve e del territorio di montagna.

Al termine della serata, seguirà una degustazione di vini delle Dolomiti Bellunesi prodotti da 5 aziende del Consorzio, tra cui il nostro MAT'55 Millesimo 2009 - Sublimazione dell'Attesa che è stato premiato come miglior spumante Metodo Classico alla 35^ edizione della Festa dell'Uva di Fonzaso (BL). 

 

 

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Gli italiani e il vino raccontati dal Censis.

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In Italia si beve di meno ma con un occhio di riguardo alla qualità del vino. Questa è la fotografia scattata recentemente dal Censis per Federvini nell'indagine sul rapporto tra gli italiani e il vino, che oggi rappresenta il prodotto principale dell'export italiano, nonostante sia ancora da colmare il gap di valore con la Francia.

Analizzando i dati di questa indagine emerge che il consumo di vino rimane invariato dal 1983 ad oggi (attualmente ne fa uso più del 50% della popolazione adulta), quello che invece è cambiato è il numero dei grandi bevitori: coloro che dichiarano di consumarne oltre mezzo litro al giorno sono passati dal 7,4% del 1983 ad appena il 2,3% del 2016. 

Questo primo dato conferma che oggi il popolo degli amanti del vino è diventato sempre più maturo ed attento alla qualità.

L'anno scorso consumavano vino 28 milioni di persone: il 51,6 % degli italiani con 65 anni d'età e oltre, il 58, 4% di quelli di età compresa tra 35 e 64 anni e il 18,6% dei giovani con età compresa tra i 18 e i 34 anni. Questa fascia di popolazione punta più decisamente sul bere vino di qualità, soprattutto in occasione di aperitivi e cene con amici facendosi interpreti di un modello virtuoso di "neo sobrietà" che si contrappone a quello del consumo sfrenato di bevande alcoliche dei loro coetanei del Nord Europa. 

Il concetto di qualità nella scelta e acquisto di una bottiglia di vino vince anche sul prezzo per il 93,2% del campione. Se nel pieno della crisi economica la spesa per il vino ha subito un calo consistente del 21%, nel biennio 2013 - 2015 c'è stato un segnale di ripresa, con un aumento del 9%. 

In questi ultimi anni è cambiata anche la platea dei consumatori: si è sempre più ridotta la fascia di popolazione che possiede livelli bassi di scolarizzazione, mentre è aumentata la quota di individui diplomati e laureati consumatori abituali di questa bevanda.

Oggi i consumatori italiani di vino  declinano il termine qualità in tre specificazioni. La prima è italianità: per il 91,2% degli intervistati, infatti, il principale requisito nella scelta di un vino è che questo sia "Made in Italy".

La seconda importante connotazione riguarda la certificazione d'origine: l'85,9% della popolazione italiana sceglie di acquistare vini Dop (Denominazione di origine protetta) , mentre l'85,2% IGP (Indicazione geografica protetta).

Da questi interessanti dati si evince che oggi il vino è vissuto non solo come un prodotto alimentare, ma anche come un bene molto connotato simbolicamente, in quanto è espressione sia di cultura nazionale che delle singole tradizioni storiche locali. 

Infine il 70% dei consumatori indica nel marchio il fattore determinante, a dimostrazione dell'importanza e del ruolo che rivestono oggi alcuni brand italiani, molto conosciuti anche al di fuori dei confini nazionali.

Proprio gli ultimi dati sull'export indicano il buono stato di salute del nostro settore vitivinicolo italiano, che però non è riuscito ancora ad esprimere in pieno tutto il suo enorme potenziale.

Nonostante l'Italia sia il maggior produttore europeo di vino, la nostra qualità è ancora percepita come inferiore rispetto a quella francese e tedesca.

Questo paradosso è reso ancora più evidente dai numeri: il valore per ettolitro del vino italiano è pari a 191, 40 Euro , contro i 316,60 della Francia e i 207, 70 della Germania.

Un ultimo elemento, ovviamente da non trascurare, è l'indotto che ogni anno si sviluppa attorno alla filiera vitivinicola, a partire proprio dalle attività turistiche. 

I viaggi, le esperienze gastronomiche e gli eventi legati al settore food & beverage negli ultimi dieci anni sono diventati un fattore molto importante per lo sviluppo e l'occupazione di molte nostre regioni italiane, basti pensare che lo scorso anno ben 24 milioni di italiani hanno partecipato ad eventi correlati al cibo e al vino e, inoltre, hanno trascorso le loro vacanze estive in località molto celebri per l'enogastronomia. 

 

 

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"Vinum anni 2017" Medaglia d'oro al Teroldego, Cantina Pian delle Vette di Feltre.

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Sabato 22 luglio 2017 nella prestigiosa cornice del Museo Romano di Augsburg, si è svolta la prima edizione di "Vinum anni 2017" con la premiazione dei migliori vini della Via Claudia Augusta Altinate. 

L'antica strada romana collega oggi numerose ed interessanti regioni vitivinicole e luoghi d'incanto imperdibili per tutti gli appassionati del mondo del vino.

I migliori vini di ogni regione sono stati attentamente selezionati da una giuria internazionale di sommelier e premiati con medaglie d'oro e d'argento. 

Quattro sommelier, due provenienti dalle associazioni sommelier di Germania e Austria, e due da associazioni italiane, si sono riuniti nella torre del Museo Romano di Augsburg per poter degustare al meglio le diverse varietà di vini partecipanti a "Vinum anni 2017": Prosecco, vini bianchi, vini rosè, vini rossi leggeri e corposi e spumanti provenienti da cantine agricole grandi e di medie dimensioni.

Ed è proprio ad Augsburg (l'antica Augusta Vindelicorum) prestigiosa città fondata nel 15 a.C. in onore dell'imperatore Augusto, che questa giuria di esperti ha comunicato i nomi dei vincitori della medaglia d'oro, tra cui spicca il nostro GranPasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso. 

Le altre due medaglie d'oro sono state assegnate allo Spumante Extra Dry della Cantina Sorelle Bronca di Vidor (TV) e al Raboso della Cantina Castello di Roncade (TV). 

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 - carattere deciso.

Il Granpasso Uve Teroldego annata 2010 è un vino di grande struttura e buona freschezza, dal profumo intenso, elegante, delicato, con piccoli frutti rossi e note speziate con vaniglia, cannella e caffè che gli conferiscono grande complessità.

In bocca è ricco, elegante, salato, morbido e sottile ed i tannini sono ben equilibrati. Il finale è sapido e persistente. 

Il suo abbinamento ideale è con carni rosse, cacciagione e selvaggina. Si sposa molto bene anche in accompagnamento a salumi tipici e formaggi stagionati

La sua temperatura di servizio è di 16 - 18°C.

 

 

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Vino Online? Lo comprano soprattutto i 50enni.

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Maschio, età media 48 anni, prezzo pagato a bottiglia pari a 13 euro, con preferenza verso i vini rossi: questo è l'identikit dell'acquirente di vino online in Italia, come evidenziato da un recente studio realizzato da Wine Monitor Nomisma in collaborazione con Vino75.com, l'enoteca specializzata nella vendita online nata a Firenze nel 2014 all'interno dell'acceleratore di startup Nana Bianca.

L'approfondimento ha messo in luce come l'identikit del "consumatore tipo" che acquista vino online riguardi una persona di sesso maschile (le donne rappresentano solamente il 15% degli acquirenti), di 48 anni d'età (il 61% degli acquirenti appartiene alla generazione X, di fascia d'età 36 - 56 anni), residente nelle regioni del Centro - Nord Italia e con una predilezione verso i vini rossi fermi e gli spumanti.

Mediamente, nel canale di vendita online, il prezzo medio di una bottiglia acquistata (da 0,75 ml, Iva inclusa) si aggira attorno ai 13 euro, ma può arrivare a superare i 14 nel caso dei rossi fermi e degli spumanti.

Facendo poi un confronto per fascia d'età degli acquirenti, si scopre che i Millenials italiani, la generazione nata tra i primi anni '80 e i primi anni Duemila, per quanto pesino ancora meno negli acquisti rispetto alla generazione X e ai baby - boomers (56 - 65 anni), sono più propensi ad acquistare bottiglie più costose; nel caso dei rossi fermi il prezzo medio di una bottiglia può aggirarsi attorno ai 16 euro, mentre supera questa cifra per gli spumanti.

Un altro dato interessante messo in luce da questa indagine è che nel nostro Paese le vendite online, sul volume generale di affari del vino, pesano solo per un 2% complessivo.

L'italiano, insomma, ama ancora andare in enoteca e, naturalmente, se può si reca direttamente in cantina dove può fare anche delle piacevoli degustazioni e magari spuntare prezzi migliori senza il ricarico finale del commerciante.

In Italia, il basso tasso di penetrazione nella vendita di vino attraverso la Rete è in parte spiegato dalle caratteristiche del mercato che presenta una vastissima capillarità di produttori nel territorio e la mancanza di un operatore di riferimento online.

Oggi la maggior parte delle aziende vitivinicole utilizza il canale digitale per dare informazioni sui propri prodotti, senza alcuna funzionalità di vendita integrata. Una grave carenza, se si tiene conto che, nonostante il calo dei consumi, l'Italia resta il terzo consumatore di vino al mondo (8% del consumo totale), preceduto da Francia (12&) e Stati Uniti (13%).

Fra le cause del nostro ritardo al momento si può annoverare anche la natura stessa del prodotto, in quanto poco adatto alla commercializzazione online soprattutto in termini di logistica, costi di spedizione e di esportazione.

Per contro, a far ben sperare, ci sono le analisi del volume di ricerche effettuato dagli utenti sul web che evidenziano come sempre più spesso gli italiani cerchino informazioni sul vino.

Circa il 40% di queste è correlato al vino in generale (es. acquisto di vino online, consigli sulla scelta del vino, etc.), mentre il 60% a specifiche tipologie di vino, delle quali la maggior parte sono riferite a vini toscani, piemontesi e veneti.

Sebbene in Italia l'e-commerce del vino pesi in maniera ancora marginale sulle vendite totali, è indubbio che il trend sia in crescita; basti guardare a cosa sta accadendo al di fuori dei confini nazionali dove in mercati come Francia o Regno Unito l'incidenza delle vendite online supera il 10& o addirittura il 20% nel caso della Cina.

Sul fatto che si tratti di un fenomeno in costante aumento, non ci sono dubbi: secondo l'analisi elaborata congiuntamente da Svinando Wine Club, 2i3T - Incubatore di Imprese per il Trasferimento Tecnologico dell'Università degli Studi di Torino, Club degli Investitori e Piuvino.it, Enoteca Online, è stato stimato che il mercato domestico del vino online arriverà ad esprimere un giro d'affari annuo intorno ai 200 milioni di euro, con un tasso di crescita annuale composto del 40% già entro i prossimi cinque anni.

Per i produttori, insomma, il futuro è più roseo per le vendite online e prossimamente ci saranno molte più opportunità per gli operatori che sapranno davvero sviluppare il potenziale ancora inesplorato del commercio elettronico del vino. Meglio investire oggi e attrezzarsi, per non restare indietro domani.

In quest'ottica, l'Azienda Agricola Pian Delle Vette ha voluto avviare nel 2016 una collaborazione con l'Agenzia di Comunicazione Zerokilled per realizzare un progetto di marketing e di comunicazione multimediale che ha permesso, in primis, di studiare i nuovi cambiamenti in atto nelle dinamiche dei consumi di vino per poter riuscire a soddisfare le esigenze dei propri clienti, ma anche di aumentare la propria presenza online allo scopo di incrementare la conoscenza del proprio marchio, dei propri vini di alta qualità e delle eccellenze tipiche bellunesi, aumentando, grazie all'uso del web, il grado di coinvolgimento diretto del cliente nel processo d'acquisto, migliorando la comparazione dei prezzi.

Inoltre, la scelta di realizzare un nuovo e moderno sito web e-commerce (www.piandellevette.it) ha consentito all'azienda di instaurare un rapporto più diretto e duraturo con il cliente finale che rappresenta oggi un elemento chiave non solo per vendere di più e meglio, ma anche per riuscire ad adattare su di loro una comunicazione più efficace e mirata.

Oggi il vino è diventato un prodotto "esperenziale" con un'elevata dose di emozionalità. Chiunque lo degusta ha un'opinione precisa e desidera commentare e condividere con altri la propria esperienza.

La capacità di intercettare questa propensione da parte di un'azienda agricola avviene attraverso la predisposizione di strumenti social che rappresentano una forma di comunicazione molto efficace per una serie di motivi:

  • il consumatore diventa soggetto produttore di contenuti invece che soltanto destinatario di notizie veicolate dall'azienda stessa; in altre parole, l'individuo si trasforma da consumatore a comunicatore attraverso l'utilizzo della sua opinione quale veicolo pubblicitario del brand.
  • le condivisioni e i commenti degli utenti hanno la stessa valenza comunicativa del tradizionale "passaparola" da sempre considerato un ottimo strumento di marketing. L'imparzialità del giudizio sottostante ad un commento di un consumatore ha un'efficacia comunicativa maggiore di qualunque altro strumento pubblicitario che l'azienda stessa possa predisporre.

Egidio D'incà e Walter Lira, hanno voluto investire anche nella realizzazione di una campagna di social media marketing annuale basata soprattutto sulla condivisione di contenuti non soltanto legati al mondo del vino, ma anche tesi a promuovere e valorizzare la conoscenza delle peculiarità del territorio bellunese e delle sue eccellenze enogastronomiche anche in chiave turistico - commerciale. 

 

 

 

 

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Che cos'è l'agricoltura biodinamica?

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Con il termine "agricoltura biodinamica" ci si riferisce al metodo di coltivazione basato sulla visione elaborata dal filosofo Rudolf Steiner, che riguarda sistemi sostenibili per la produzione agricola di vino biodinamico e di altri prodotti, nel totale rispetto dell'ecosistema terrestre. Alcune delle pratiche della biodinamica hanno radice scientifica, mentre altre non sono considerate attendibili dalla scienza artificiale. 

Gli obiettivi della biodinamica sono mantenere la terra fertile e in buona salute e garantire alimenti qualitativamente superiori attraverso l'uso di prodotti completamente naturali e la completa eliminazione di sostanze chimiche e/o tossiche.

Ogni azienda agricola biodinamica ideale ha anche un allevamento di bestiame dove il concime prodotto dagli animali va a fornire il fertilizzante, da usare dopo il compostaggio per incrementare la vitalità del terreno.

L'origine e la storia dell'agricoltura biodinamica.

La nascita dell'agricoltura biodinamica risale al 1924. In quest'epoca diversi agricoltori erano preoccupati per il degradarsi della qualità degli alimenti. L'allora recente evoluzione dell'agricoltura chimica, aveva comportato un certo miglioramento delle rese, ma anche iniziato a provocare un peggioramento a lungo termine dell'attività agricola. In particolare gli agricoltori notavano che il terreno stava perdendo la sua fertilità, che le sementi diminuivano la loro durata germinativa, che gli animali erano sempre meno riproduttivi e rimarcavano con molto clamore che le patate non avevano più il sapore di una volta.

Fecero così richiesta ad uno scienziato dell'epoca, per ottenere delle indicazioni pratiche su come intervenire: il Dottor Rudolf Steiner, un teosofo tedesco che si occupò di svariate tematiche, interpretandole mediante visioni proprie della teosofia, nelle quali erano presenti apporti di varie religioni, incluse il cristianesimo e il buddismo.

Poco prima di morire, nel 1924, pur essendo privo delle relative competenze, tenne una serie di otto lezioni sull'agricoltura intitolate "Impulsi scientifico - spirituali per il progresso dell'agricoltura", che riguardavo la fertilità del terreno e le forze cosmiche e spirituali che impregnano, secondo lui, il mondo. Da quel corso di agricoltura ebbe origine l'agricoltura biodinamica; una filosofia che crede nelle "energie vitali" infuse nella materia inanimata.

Dal punto di vista pratico, la biodinamica è prima di tutto un'agricoltura biologica con l'aggiunta di alcune pratiche esoteriche tra cui l'utilizzo di alcuni "preparati" oltre all'attenzione verso le fasi lunari e le posizioni dei pianeti nelle costellazioni dello zodiaco.

I preparati biodinamici e il calendario delle semine.

Il metodo biodinamico considera ogni sostanza come un binomio di materia e forza vitale: per portare la forza vitale nel terreno agricolo, sono necessari dei preparati.

In questo modo si migliora la qualità del terreno, aumentandone la quantità di humus, e allo stesso tempo si migliora la qualità del raccolto.

Per ottenere i preparati si utilizzano delle sostanze di origine naturale appositamente trattate.

I preparati si dividono in: da spruzzo e da cumulo.

I preparati da cumulo vengono impiegati nel processo di trasformazione della sostanza organica in humus. Sono allestiti da piante che, prima di essere inserite nel cumulo di letame o altra sostanza da trasformare, hanno subito a loro volta un processo di compostaggio nel terreno, in combinazione con organi animali: la loro attività è simile ad uno starter che attiva particolari processi vitali - enzimatici, capaci di liberare sostanze utili per le piante del processo di trasformazione della sostanza organica e sono in tutto sei (502, 503, 504, 505, 506 e 507).

I preparati da spruzzo sono invece tre (500, 501 e il preparato "Fladen"); nei primi due casi le corna vengono svuotate e riempite con quarzo o letame, e sotterrate per sei mesi. 

Trascorso questo periodo, il preparato può essere conservato per diverso tempo. Il cornosilice viene spruzzato sulle piante e ne stimolerebbe la fruttificazione e i processi legati alla fotosintesi e alla luce.

Il cornoletame viene spruzzato sul suolo e ne aumenterebbe il contenuto in humus, agendo di conseguenza sullo sviluppo radicale e sulla nutrizione della pianta. 

Il Fladen si ottiene dinamizzando il letame fresco per un'ora con farina di roccia e gusci d'uovo, e lasciato maturare / trasformare sotto terra per un certo periodo: spruzzato nel terreno ha la funzione di migliorare la struttura e la fertilità del terreno.

L'agricoltura biodinamica dà molta importanza alla posizione degli astri, in particolare della Luna, e tutte le lavorazioni del terreno seguono un calendario astronomico appositamente realizzato.

Quando la luna transita nei segni di fuoco, si seminano piante che devono sviluppare frutti rigogliosi.

Quando la luna transita nei segni d'acqua, si seminano piante di cui si vogliono usare le foglie.

Quando la luna transita nei segni di terra, si seminano infine piante di cui si raccolgono radici e tuberi.

Le piante per cui si desidera una ricca fioritura si seminano invece quando la luna transita nei segni d'aria.

Il calendario delle semine è il risultato di venti anni di ricerche e di studi sull'influenza lunare in agricoltura, condotti dalla studiosa tedesca Maria Thun.

In generale i principi non proprio scientifici su cui si fonda l'agricoltura biodinamica, incontrano spesso lo scetticismo e l'incredulità del mondo accademico agricolo che tende a vedere, soprattutto nei preparati e nel calendario, un rimando alla magia e quindi alla sfera dell'irrazionale.

Nella pratica però, le aziende biodinamiche presenti in Europa sono pronte ad affermare l'assoluta efficacia dei metodi di coltivazione biodinamica e chiedono, da tempo, che possa essere fatta ricerca in merito.

La cosa certa resta che, per i principi che la ispirano, la diffusione dell'agricoltura biodinamica e dei suoi metodi di coltivazione innalzerebbe notevolmente sia la qualità della vita che la salvaguardia dell'ambiente.

La certificazione.

Anche l'agricoltura biodinamica è soggetta a regolamentazioni e certificazioni. Il prodotto finale è certificato in etichetta come proveniente da agricoltura biodinamica ed è reperibile in supermercati, negozi di alimentazione naturale o presso le aziende agricole che applicano il metodo.

Tutte le aziende biodinamiche europee sono anche soggette al controllo per la conformità per l'agricoltura biologica perché tutte le aziende sono anche biologiche.

Essendo però gli standard più restrittivi e specifici rispetto a quelli per il biologico, ogni azienda agricola ha un controllo aggiuntivo e una doppia certificazione: quella bio e quella Demeter International.

Il marchio è presente in tutti i continenti e controlla e certifica l'intera gamma dei prodotti biodinamici provenienti da tutto il mondo. 

Le associazioni che sono presenti nelle varie nazioni sono riunite in una Federazione Internazionale che coordina i vari disciplinari di coltivazione.

L'agricoltura biodinamica in Italia.

L'Italia è il secondo paese al mondo per superficie coltivata con metodi biodinamici: 11.524 ettari dietro alla Germania dove gli ettari coltivati sono più di 72.000.

Le aziende agricole che usano questa tecnica sono 390 e fatturano in tutto circa 450 milioni di Euro all'anno.

La biodinamica ha goduto negli ultimi anni di un'attenzione crescente nel nostro paese, con l'organizzazione di seminari, convegni, lezioni, articoli di giornale e servizi televisivi.

Che cos'è il vino biodinamico.

Il vino biodinamico sta assumendo un ruolo di grande rilievo, sebbene nei disciplinari internazionali di Demeter non ci siano espliciti riferimenti alla viticoltura e alla vinificazione.

L'unico controllo effettuato è quello sulle uve, che devono essere prodotte secondo le tecniche dell'agricoltura biodinamica esposte sopra.

La dicitura ammessa è "uve provenienti da agricoltura biodinamica". L'aspetto caratteristico del vino biodinamico è dato dal legame con la terra, dalla ricostruzione della fertilità del terreno e, quindi, dalle tecniche di coltivazione. Queste ultime sono molto particolari e caratteristiche di questa specifica tecnica di produzione.

Gli stessi viticoltori biodinamici, però, sottolineano l'importanza della fase enologica quando parlano di "vino di terroir" che deve venire da un grande territorio e da un'azienda artigianale e non da un'industria.

Si propone un'enologia che utilizzi tecniche come il raffreddamento delle vasche, il controllo delle fermentazioni tramite la temperatura e che non stravolga il mosto.

Da queste brevi affermazioni, si comprende come esista un metodo biodinamico per fare il vino, anche se, a differenza della viticoltura, esso non si basa su tecniche particolari ma su una scelta oculata tra le comuni tecniche usate in enologia.

I vini ottenuti da uve di agricoltura biodinamica sono caratterizzati da vivacità e colore intenso, ma ogni annata è diversa in quanto fortemente connessa all'ambiente in cui è nata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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